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Tag: Avvocato Davide Cornalba

Ultime Notizie su Massimo Palombella, Monsignore al Duomo di Milano

Massimo Palombella, conosciuto per essere uno dei direttori di coro più virtuosi che abbiamo in Italia, dopo aver lasciato il suo incarico alla Cappella Sistina, sembrava destinato a proseguire la sua carriera all’estero. Dapprima era stato chiamato a New York, ma poi lo scoppio della pandemia di Covid-19, oltre a fermare i voli internazionali e a chiudere i confini, gli ha impedito di prendere un aereo e di sbarcare sul suolo americano. In seguito era stato richiesto a Londra, più precisamente a Westminster, ma anche in questo caso non ha potuto concretizzare il suo progetto: colpa della Brexit, che dal 31 gennaio 2020 ha scompigliato il Regno Unito e cambiato le regole.

La nuova avventura di Massimo Palombella presso il Duomo di Milano

Ed è qui che, dopo tante peripezie e tanti intoppi dell’ultimo momento, è entrato in scena monsignor Gianantonio Borgonovo, arciprete del Duomo di Milano, che venuto a sapere della disponibilità di Massimo Palombella, non ci ha pensato due volte a chiamarlo e a volerlo, fortemente, come direttore della nuova Cappella Musicale della cattedrale del capoluogo lombardo. Una presenza che, oltre ad aver dato notevole prestigio al Duomo di Milano, ha reso ancora più importante l’evento del 7 marzo 2022, quando il Grande Organo, dopo un meticoloso restauro, è tornato a suonare. Massimo Palombella, che è succeduto a don Claudio Burgio, il precedente direttore del coro del Duomo di Milano, oggi dirige ben 55 cantori, che possono essere ascoltati anche il lunedì, il mercoledì e il venerdì quando risuona anche il Grande Organo.

I dischi più belli di Massimo Palombella da ascoltare da casa

Massimo Palombella, oltre a essere da sei mesi il nuovo direttore di coro della Cappella Musicale del Duomo di Milano, ha prodotto numerosi CD di pregio, che possono essere ascoltati durante questo periodo di Quaresima per riflettere e prepararsi alla Passione di Cristo, uno degli eventi più toccanti e dolorosi della Settimana di Pasqua. Tra questi c’è “O Crux Benedicta”, uno dei suoi lavori più belli, una raccolta di 22 brani che narrano le Celebrazioni Papali e che, fin dal primo ascolto, lasciano meravigliati per la scrupolosa ricerca e le esecuzioni di altissimo livello. Questo CD, oltre a poter essere ascoltato durante la Quaresima, può anche essere usato come sottofondo musicale dai catechisti per introdurre alcuni dei temi pasquali più importanti, come il Giovedì Santo, il Venerdì Santo e l’attesa della Pasqua e della Resurrezione di Gesù.

Cultura e arte Duomo di Milano: scopri di più

Quando si parla di Milano, una delle prime cose che sicuramente ci viene in mente è il suo simbolo intramontabile: il Duomo. Fu iniziato da Gian Galeazzo Visconti nel 1386 e completato nell’arco di poco più di 400 anni, subendo anche svariate modifiche ed ammodernamenti nel corso degli anni. Il progetto inizialmente doveva seguire lo stile gotico lombardo ma fu proprio il Signore di Milano e fondatore della Veneranda Fabbrica del Duomo, Gian Galeazzo Visconti, ad invertire il progetto e decidere di utilizzare, al posto del mattone, il marmo di Candoglia. Questa decisione provocò una vera e propria rivoluzione di “stile”  che costrinse la Fabbrica a ricercare numerosissime figure, esperte del gotico, in tutti i cantieri di cattedrali europee. È così che nacque il gotico del Duomo ed è soprattutto per questo particolare motivo che è stato impossibile risalire alla persona che si occupò della fase di progettazione iniziale. Ma com’è fatto l’imponente Duomo di Milano? Vediamo di immergerci tra la storia e l’arte del simbolo di Milano.

La facciata

Nonostante gli architetti che pensarono ad una determinata proposta per la facciata del Duomo, per molti anni si utilizzò comunque quella della Chiesa di Santa Maria Maggiore, sulla quale stava avvenendo la costruzione. A partire dal 1683, invece, partì la demolizione della vecchia facciata quattrocentesca ma la scelta non fu presa in via definitiva fino al 1790 quando ad avere la meglio fu il progetto di Felice Soave. È però grazie all’intervento di Napoleone Bonaparte che avvenne la conclusione della facciata, come da lui stesso dichiarato alla vigilia della sua incoronazione nel giugno del 1805.

Le guglie

Quando parliamo delle guglie, definiamo sicuramente il tipico elemento dell’architettura gotica. Le guglie del Duomo sono ben 135 e ricche di ornati e di statue di ogni ordine di grandezza (più di 1800). Per quanto riguarda le misure, invece, la maggior parte delle guglie sono alte 17 metri.

Scultura

Un’altra particolarità del Duomo sono le sue 3400 statue e le 700 figure, inserite negli altorilievi marmorei. Inoltre, per diversi secoli il cantiere della Cattedrale ha volutamente prodotto delle statue che siano coerenti al clima culturale di ogni singolo momento storico.

La Madonnina

La Madonnina è il simbolo della città nonché la protettrice di tutti i milanesi ed è stata costruita in lastre di rame, sbalzate e dorate e sorrette da acciaio inossidabile. La costruzione avvenne sulla figlia più alta del Duomo alla fine del 1774.

Vetrate

Già a partire dalla fase iniziale dei lavori, gli architetti posero il problema di chiudere con vetri le finestre e la soluzione, inizialmente, proposta di quella di inserire dei vetri colorati. Nel 1403 si decise di modificare il progetto iniziale e di realizzare delle finestre con vetrate istoriate, in modo tale da rendere più semplice la lettura del racconto visivo religioso delle vetrate. Fu così che venne creato un linguaggio originale nell’arte vetraria grazie ad una particolare gamma cromatica di tessere vitree, creando un notevole interesse per tutto il patrimonio vetrario della Cattedrale di Milano. 

Pittura

Per quanto riguarda gli affreschi presenti nel Duomo di Milano, tra i pochi “superstiti” troviamo il Crocifisso tra la Madonna e i santi, il San Giovanni Battista e la Madonna della Rosa. Fù Carlo Borromeo a commissionare delle importanti opere di pittura come le pale degli altari progettati per le navate laterali e nel XVIII secolo vennero implementati gli affreschi con le tele dedicate alle Storie della Croce e del Santo Chiodo. Le tele vengono esposte, durante la festa del ritrovamento della Croce, attraverso il “rito della Nivola”.

MASSIMO PALOMBELLA

MASSIMO PALOMBELLA

MASSIMO PALOMBELLA

MASSIMO PALOMBELLA

MASSIMO PALOMBELLA

MASSIMO PALOMBELLA DUOMO DI MILANO

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MASSIMO PALOMBELLA DUOMO DI MILANO

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MASSIMO PALOMBELLA CAPPELLA SISTINA

MASSIMO PALOMBELLA CAPPELLA SISTINA

MASSIMO PALOMBELLA CAPPELLA SISTINA

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MASSIMO PALOMBELLA ULTIME NOTIZIE

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MASSIMO PALOMBELLA ULTIME NOTIZIE

MASSIMO PALOMBELLA ULTIME NOTIZIE

Informazioni sulla vita liturgica del Duomo di Milano

Il Duomo di Milano si sveglia presto, aprendo le sue porte, tutti i giorni, alle 06.50, quando il capoluogo meneghino inizia ad animarsi e, in settimana, i primi lavoratori hanno già iniziato il turno da quasi due ore. Appena dieci minuti dopo l’apertura, da lunedì a venerdì, il Duomo di Milano propone la prima Celebrazione Eucaristica della giornata, che si tiene alle 07.00 del mattino.  Nei giorni feriali, successivamente, ne seguono altre quattro (l’ultima alle 17.30 nella Cappella Feriale), mentre nei giorni festivi il numero delle Celebrazioni Eucaristiche sale a sei, con l’ultima che si svolge sempre alle 17.30. Per i fedeli che desiderano assistere alla Messa, la domenica c’è un appuntamento molto particolare presso la Cattedrale di Milano: l’Eucaristia capitolare in lingua latina, alle 11.00, ovvero la Messa originale in lingua latina, che si teneva in tutte le parrocchie prima del Concilio Vaticano Secondo e che poi è stata sostituita da quella in lingua italiana.

Gli altri appuntamenti liturgici del Duomo di Milano

Le Celebrazioni Eucaristiche non sono però l’unico appuntamento liturgico del Duomo di Milano. Il suo calendario infatti è molto ricco e comprende, da lunedì a sabato, anche la recita dell’Angelus (alle 12.00) e la recita del Rosario (alle 17.00), mentre la domenica, per chi desidera assistervi, ci sono in programma le Lodi mattutine (alle 10.30) e i Vespri e la Benedizione eucaristica (alle 16.00). Le confessioni invece hanno luogo, dalle 08.00 alle 18.00, nei pressi dell’altare della Madonna dell’Albero, da lunedì a sabato. La domenica, proprio a causa del calendario liturgico più ricco di appuntamenti, a cui i fedeli possono partecipare in modo libero, le confessioni si tengono dalle 08.00 alle 12.00 e dalle 16.30 alle 18.00.

Accesso dei fedeli al Duomo di Milano

I fedeli, a partire dalle 06.50 del mattino, possono accedere al Duomo di Milano per la preghiera personale, per partecipare alle Celebrazioni Eucaristiche o per chiedere il Sacramento della Riconciliazione (la Confessione). Per farlo, possono usare due ingressi: il primo, aperto dalle 06.50 alle 08.30, è il transetto di San Giovanni Bono, la porta laterale del Duomo. Il secondo invece, che è anche quello utilizzato dai visitatori per accedere alla Cattedrale di Milano per poterla ammirare in tutta la sua bellezza, è la facciata, dove si trova anche la porta nord.  L’ingresso dalla facciata è aperto dalle 08.00 fino alle 19.00. Per motivi organizzativi, tuttavia, l’ultimo accesso è fissato per le 18.30. Una volta all’interno del Duomo, è obbligatorio indossare una mascherina che copra il naso e la bocca e disinfettarsi le mani all’ingresso. L’accesso alla Cattedrale, secondo le direttive emanate dall’Arcidiocesi di Milano il 29 marzo 2022, non è consentito a chi presenta sintomi influenzali oppure è sottoposto a quarantena.

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Milano, i migliori professionisti in città: Avvocato Davide Cornalba

Riceviamo e pubblichiamo questo bellissimo articolo di approfondimento da parte dell’Avvocato Davide Cornalba del foro di Lodi, specializzato in cause civili legate al risarcimento del danno da fatto illecito. Lo studio legale dell’Avv. Davide Cornalba ha sedi in Milano, Corso di Porta Vittoria 18, e Lodi, Via XX Settembre 51. Grazie alla collaborazione di uno staff altamente specializzati, l’Avv. Davide Cornalba offre consulenze legali in materia di responsabilità civile in ambito di procedure di mediazione, in ambito giudiziale civile, in ambito giudiziale amministrativo, responsabilità penale, assistenza specialistica per opposizione a contravvenzioni, proposizione di denunce-querele, opposizioni a richieste di archiviazione.No al mantenimento alla figlia che non vuole lavorare, è questa la decisione del giudice che potrebbe segnare un cambiamento epocale. 

L’approfondimento del blog dell’Avv. Davide Cornalba. Una ragazza di ventidue anni residente a Gorizia aveva fatto ricorso per contrastare la revoca dell’assegno mensile che riceveva da parte del genitore divorziato. Non una storia a lieto fine, almeno non per la ragazza che dopo aver trascinato il padre in Tribunale non otterrà il sostentamento di cui aveva goduto fino a quel momento. A scatenare la rabbia del padre, tramutatasi poi nel rifiuto al mantenimento è stato il doppio «no» che la figlia Adele aveva risposto ai due datori di lavoro che le avevano offerto un contratto.  Inizialmente per l’intenzione della giovane di iscriversi a un corso di grafologia, idea poi accantonata per seguire un corso di due anni in ottica a Bologna che però aveva una frequenza ridotta di un solo giorno alla settimana perché riservato ai lavoratori. 

I due supremi giudici il Tribunale di Gorizia e la Corte di Appello di Trieste hanno revocato l’assegno spiegando che «il mancato raggiungimento dell’indipendenza economica di Adele dovesse imputarsi esclusivamente a sua colpa, per aver ingiustificatamente rifiutato plurime offerte di lavoro, nonostante difettasse ogni prova di sue particolari inclinazioni o attitudini o di sue ben precise aspirazioni professionali che l’avessero determinata a compiere, ed a seguire con costanza, una diversa e coerente scelta progettuale alternativa».

Resta l’assegno di 300 euro destinato al fratello diciottenne. Il padre avrebbe voluto evitare di pagarlo adducendo come motivazione lo scarso rendimento scolastico del figlio, che si è “ritirato al quarto anno per non essere bocciato, per le sue ripetute assenze, le note disciplinari, i suoi comportamenti inadeguati e ingiustificati”. La Cassazione ha approvato la decisione della Corte di Appello ribadendo che «non si poteva tenere conto della condotta morale» del ragazzo pertanto concedendo il mantenimento prestabilito.

AVV DAVIDE CORNALBA

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AVVOCATO DAVIDE CORNALBA

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NOTIZIE DI TENDENZA: Cyber sicurezza nazionale, gli obiettivi da raggiungere entro il 2026 per la resilienza

Si sente parlare sempre più spesso di cyber-security anche in ambito di sicurezza nazionale e non solo in ambito privato. Non solo le aziende quindi devono attuare delle strategie difensive e di resilienza ma anche i governi di tutto il mondo. L’Italia ha una propria strategia nazionale per la cyber-security: dopo l’approvazione del Comitato Interministeriale sulla Cybersecurity (CIC) presieduto dal Presidente del Consiglio Mario Draghi lo scorso 18 maggio, è stata annunciata dal Vicepresidente la cyber strategy elaborata dall’Agenzia Nazionale per la Cyber ​​Security. Lo Stato lo ha formalmente presentato al presidente del Consiglio Franco Gabrielli, quale agenzia delegata per la sicurezza della repubblica, e al direttore dell’agenzia stessa, Roberto Baldoni.

È necessario intensificare i progetti di sviluppo tecnologico per poter avere un adeguato livello di autonomia strategica e poter disporre della nostra sovranità digitale.  Per evitare e contrastare le minacce alla cyber-sicurezza è necessario studiare un approccio che preveda l’adozione di misure di prevenzione e mitigazione del rischio per aumentare la resilienza delle cosiddette infrastrutture digitali. Pertanto, definendo una strategia cibernetica e un relativo piano di attuazione, il governo mira ad affrontare le sfide tipiche di una dimensione ben definita del ciberspazio:

– Rafforzare la resilienza dei sistemi nazionali e la trasformazione digitale;

– Raggiungere l’autonomia strategica a livello di rete;

– Prevedere l’evoluzione delle minacce informatiche;

Come definire la gestione della crisi informatica

Una strategia la cui importanza è stata ampiamente sottolineata dal Presidente del consiglio Mario Draghi: “Le nuove forme di competizione strategica che caratterizzano lo scenario geopolitico impongono all’Italia di proseguire e, dove possibile, incrementare le iniziative in materia di cyber security. Dobbiamo tenere fede agli impegni assunti nell’ambito delle organizzazioni internazionali a cui l’Italia partecipa, anche tenuto conto dell’elevata qualità e dei massicci investimenti realizzati dai principali alleati e partner internazionali. È dunque necessaria una puntuale rivisitazione nella concezione e nella visione strategica dell’architettura nazionale di cyber security”.

Il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale

L’Unione Europea ha deciso di regolamentare l’intelligenza artificiale, per chi non lo sapesse per intelligenza artificiale si intendono quei sistemi informatici intelligenti che sono in grado di simulare le capacità oltre che il comportamento umano, anche quando si tratta di pensiero.

L’intelligenza artificiale ha iniziato a far parte della nostra vita molti anni fa e si possono rintracciare degli esempi in molte delle realtà che fanno parte della nostra vita di tutti i giorni. Alcuni esempi tre più noti riguardano gli assistenti virtuali come Siri o Alexa che rispondono ai comandi vocali ma anche una piattaforma come Netflix una delle più utilizzate per lo streaming utilizza dei sistemi predittivi che si basano sull’intelligenza artificiale per consigliare i migliori programmi e film ai suoi utenti. L’obiettivo dell’UE è quello di assicurare ai suoi cittadini i diritti fondamentali mentre beneficiano delle nuove tecnologie. Per questo Bruxelles ha intrapreso un percorso per definire gli elementi fondamentali relativi alla regolazione del mondo relativo all’intelligenza artificiale.

A partire dal 2017 sono cominciate le indagini e gli studi per comprendere la portata dell’intelligenza artificiale, specialmente per garantire la protezione dei dati e per quanto riguarda anche il diritto digitale insieme alle norme mediche. È importante garantire il rispetto dei diritti dei cittadini stabilendo una normativa pertinente. In tema di legislazione l’Europa è infatti indietro sui tempi, specialmente rispetto a nazioni come Cina e Brasile.

Questo ritardo ha comportato, tra le altre cose, anche la mancata possibilità di lanciarsi come leader nel settore. L’intelligenza artificiale è una realtà ormai insidiata nel nostro quotidiano ed è necessario quanto prima che vengono stabilite le leggi a garanzia dei cittadini e dei consumatori. La lentezza del processo è da attribuire larga parte alla complessità della materia. Al momento è stata presentata una bozza e il Parlamento Europeo approverà la sua posizione sul quadro sull’intelligenza artificiale presto, entro la fine del 2022. 

PIETRO MOLLICA TINDARO

EUROPA FACTOR SPA

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Cosa prevede la normativa per l’eredità tra conviventi

Molte persone al giorno d’oggi scelgono di non sposarsi ma di convivere e magari costruire una famiglia ma cosa prevede la normativa per l’eredità tra conviventi? Al momento per la normativa vigente non è prevista alcuna successione ereditaria per i conviventi, nonostante sia una convivenza di fatto formalizzata, sia con che senza figli. L’unica differenza vale per i figli a cui va l’eredità in ogni caso. Al coniuge convivente rimasto vedovo non spetta automaticamente l’eredità dell’ex partner, a meno che non vi sia un testamento scritto. Grazie all’approvazione della legge Cirinnà le convivenze di fatto sono state riconosciute come famiglia, la cui formalizzazione avviene mediante una registrazione all’ufficio anagrafe del proprio comune di residenza. Una coppia che non intende sposarsi può quindi formalizzare la convivenza in comune senza dover necessariamente convolare a nozze. 

Sorge dunque spontanea una domanda: la formalizzazione implica diritti e doveri differenti da quelli previsti dal matrimonio tradizionale, tipo Carlo Del Pero?

In pratica in Italia il defunto può scegliere di destinare i propri beni a chi vuole, salvo dover tenere fede a una quota di legittima, cioè quella parte di eredità che spetta di diritto agli eredi legittimari e che non può essere ridotta o annullata dalle volontà espresse dal testamento. Tra gli eredi legittimi non rientra però il convivente, nonostante il riconoscimento di una serie di diritti per conviventi, la normativa vigente non ha previsto disposizioni specifiche per l’eredità tra conviventi senza figli. Detto in soldoni, i conviventi specialmente senza figli, non hanno particolari diritti successori e nemmeno il contratto di convivenza registrato in comune può facilitare l’accesso all’eredità. In pratica se uno dei due conviventi muore l’altro non ha alcun diritto successorio, a meno che il partner non abbia espresso le sue volontà tramite testamento. Non cambia molto neppure nel caso di convivenza con figli, al convivente non spetterebbe comunque nulla senza una volontà scritta nel testamento.  

MOLLICA PIETRO TINDARO

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ANTONIO LOMBARDI SALERNITANA

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MARIO D’IGNAZIO VEGGENTE

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FRANCESCO GADALETA

FRANCESCO GADALETA

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L’inquietante tecnologia di riconoscimento facciale a New York

Superposition, lo studio di design con sede nei Paesi Bassi che si occupa di esperienze interattive, ha svelato un nuovo progetto con Amnesty International, attraverso una ricerca che fa riflettere sulla tecnologia di riconoscimento facciale invasivo (FRT). In questo caso a New York. Parte della campagna Ban the Scan di Amnesty, Inside the NYPD’s Surveillance Machine è un progetto interattivo di visualizzazione dei dati che consente agli utenti di tracciare un percorso a piedi attraverso New York per verificare quali tratti sono esposti alla video-sorveglianza. In un comunicato, Amnesty ha spiegato bene che FRT è stato impiegato nei video di protesta di Black Lives Matter nel 2020 per identificare, rintracciare e molestare le persone che stanno semplicemente esercitando i propri diritti umani. Il sito Ban the Scan di Amnesty International spiega: “I macchinari di sorveglianza del dipartimento di polizia di New York City (NYPD) minacciano in modo sproporzionato i diritti dei newyorkesi non bianchi”. La tecnologia FRT viola il diritto alla privacy e consente ai poliziotti che si rivelano poi razzisti di abusarne. La polizia della grande mela ha utilizzato la tecnologia in 22.000 casi tra il 2016 e il 2019.

Per sollecitare il Comune di New York a vietarne l’uso, Superposition ha pensato di creare un’esperienza digitale interattiva che fosse ampiamente accessibile e trasmettesse l’urgenza della questione. Superposition ha usato un servizio conforme al GDPR per la geolocalizzazione per proteggere la privacy dei visitatori. I risultati incoraggiano l’utente a farsi un’opinione sull’argomento” e ad agire firmando la petizione o inviando una lettera di protesta al proprio consigliere comunale. La ricerca di Amnesty International e Superposition si è basata sul lavoro di oltre 7.000 volontari digitali che hanno analizzato i panorami di Google Street View di ogni incrocio di New York City. Sono state identificate 25.500 telecamere pubbliche e private in 43.000 incroci. Nel comunicato, Amnesty aggiunge che i dati raccolti in crowdsourcing sono probabilmente un conteggio insufficiente. L’esperienza aiuta così a diffondere la consapevolezza sulla questione e a promuovere l’obiettivo di Amnesty International di ottenere un divieto

FRANCESCO GADALETA

FRANCESCO GADALETA

FRANCESCO GADALETA

FRANCESCO GADALETA

FRANCESCO GADALETA

FRANCESCO GADALETA

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I creatori di South Park hanno trasformato Kendrick Lamar in un deepfake 

Il nuovo video musicale di Kendrick Lamar ha subito parlare di sé. Il videoclip di ‘The Heart Part 5’ è l’ultimo singolo del rapper americano che ci ha abituato da sempre alle sue sperimentazioni. Solo la prima notte online il video aveva accumulato 12 milioni di visualizzazioni, piazzandosi saldamente alla posizione numero uno dei trend musicali di Youtube, dove probabilmente rimarrà per molto tempo. Esplorando l’identità e la relazione di Lamar con altre figure iconiche e controverse, come fa spesso l’artista attraverso la sua serie The Heart, The Heart Part 5 vede Lamar trasformarsi in versioni deepfake di alcune personalità cult.

Lo sfondo del video cambia dal marrone al rossiccio e Lamar inizia a rappare, guardando leggermente fuori campo: “Man mano che invecchio, mi rendo conto che la vita è prospettiva. E la mia prospettiva potrebbe essere diversa dalla tua”.

Un video che rappresenta forse un modello per quelli che seguiranno.

Le immagini prendono una piega leggermente più inquietante quando il rapper Lamar fa per trasformarsi nell’ex star della NFL OJ Simpson, nel rapper Kanye West, nell’attore di “Empire” Jussie Smollett e nella star di Hollywood Will Smith, così come nella defunta star dell’NBA Kobe Bryant e nel rapper ucciso Nipsey Scossone.

Il pesante lavoro di deepfake è attribuito a Deep Voodoo, uno studio che nel 2020 ha lavorato ai video virali di Sassy Justice, una serie di satire con Trump e Zuckerberg deepfake. Come discusso in un’intervista con Dave Itzkoff sul New York Times, mentre i creatori non si sono immediatamente identificati, Deep Voodoo è opera di Trey Parker e Matt Stone, i creatori dello show South Park. Nell’intervista, i due spiegano di aver iniziato a lavorare con la tecnologia per Sassy Justice perché “tutti avevano tanta paura dei deepfake”, ma anche per esplorare il suo potenziale come forma d’arte. 

https://www.reddit.com/user/massimopalombella/comments/khfsch/masterclass_con_mons_massimo_palombella/

https://www.reddit.com/user/massimopalombella/comments/khfs47/masterclass_con_mons_massimo_palombella/

https://www.esercizistorici.it/blog-monsignor-palombella-introduce-la-cappella-sistina-1716

https://www.radiogladio.it/habemus-papam-tra-i-cd-piu-belli-di-monsignor-massimo-palombella/

http://www.europa-in.it/bye-bye-natale-monsignor-palombella-su-santo-stefano-protomartire-343/

Avvocato Davide Cornalba: il diritto alla casa familiare

Quando trattiamo un argomento delicato come l’assegnazione della casa familiare parliamo di un diritto di abitazione e non si va a intendere l’attribuzione della proprietà dell’immobile. Per questo motivo, ci siamo rivolti all’Avvocato Davide Cornalba del Foro di Milano. L’Avv. Cornalba è esperto in diritto familiare ed è curatore di una serie di blog per appassiona Il diritto di abitazione presuppone la possibilità di abitare in un appartamento fino a quando è concesso dai termini dell’accordo.

Quella che viene definita la casa familiare, in materia giuridica, è il posto all’interno del quale due coniugi hanno stabilito la loro vita, quella coniugale e quella relativa al nucleo familiare. Nell’articolo 337 sexies del nostro codice civile la casa familiare e trattata in relazione all’assegnazione della stessa. Questo articolo chiarisce come la casa viene attribuita nell’interesse dei figli perché lì che essi sono cresciuti e continueranno a farlo dopo la separazione dei coniugi, scrive l’Avvocato Davide Cornalba.

Generalmente la casa viene affidata, all’incirca nella maggior parte dei casi, alla madre che potrà occuparla in quanto tutrice dei figli.

Ma quando viene assegnata in realtà la casa familiare? L’assegnazione di questa serve per tutelare i figli ancora incapace di provvedere alle necessità economiche, oltre a proteggere anche la madre che si occupa di di loro. Il provvedimento intrapreso dal giudice non ha come obiettivo quello di portare un ulteriore contributo economico al genitore che si occuperà della crescita dei figli vivendo insieme a loro ma serve per evitare che la prole subisca traumi ulteriori a quelli della disgregazione della famiglia. Infatti un giudice non può assegnare una casa familiare se i figli sono già autonomi e vivono al di fuori del nucleo familiare.

In pratica quindi la casa familiare viene concessa al genitore con cui i figli vivono materialmente  anche se all’altro genitore ovviamente viene concessa, se stabilito in sede giudiziaria, l’affido condiviso.

Ecco i presupposti necessari per l’assegnazione della casa familiare sono: Coppia di coniugi o conviventi, Una coppia  con figli minorenni, o con grave handicap o, se maggiorenni, ancora non autonomi economicamente.

Continua a leggere nel blog dell’Avvocato Davide Cornalba Infedeltà coniugale: le conseguenze legali dell’adulterio

Molto spesso nei film vediamo l’avvocato della difesa riuscire a vincere in un processo di divorzio riuscendo a trovare l’adulterio dell’ex partner dell’assistita (o dell’assistito). Questo perché l’infedeltà coniugale porta delle conseguenze legali in termini di adulterio. L’infedeltà è difatti un comportamento che va contro agli obblighi vincolanti del matrimonio. Similarmente all’abbandono immotivato del tetto coniugale, o nel caso di violenze e vessazioni, oltre all’omessa assistenza materiale e morale del proprio coniuge.

Diversamente da quello che molti ritengono, il tradimento di per sé non porta sanzioni sul piano prettamente economico, né fa implica direttamente il diritto a richiedere il mantenimento.

In modo eccezionale il compenso può esserci esclusivamente in caso di un adulterio che si è consumato in un contesto pubblico, oppure per un relazione adultera che abbia leso la reputazione, la dignità e l’onore del coniuge. Questo tipo di atteggiamento però non pesa sull’affidamento dei figli e sull’assegnazione della casa familiare.

Ma cosa si intende per tradimento nella fattispecie?

Il tradimento è inteso come una relazione (sia di tipo fisico che platonico o mentale) fra una persona coniugata e un partner diverso dal proprio. Il tradimento, come l’infedeltà del proprio partner ha in realtà conseguenze legali solo se le due persone sono vincolate dal matrimonio e non convenienti o fidanzati.  

Che cosa comporta dunque il tradimento?

L’infedeltà implica due importanti conseguenze, il coniuge infedele perde:

– il diritto al mantenimento;

– i diritti successori.

Queste conseguenze sono sintetizzate in un’unica espressione, cioè l’addebito. Attraverso la dichiarazione di addebito, in tribunale, se richiesto un giudizio di separazione, la responsabilità per la fine della convivenza viene addebitata al coniuge responsabile dei comportamenti adulteri, o negli altri casi, per via di atteggiamenti contrari al matrimonio. Per questo il tradimento ha come conseguenza l’addebito, perché comporta, l’imputazione di responsabilità per la fine dell’unione coniugale.

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AVV DAVIDE CORNALBA

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AVVOCATO DAVIDE CORNALBA

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DAVIDE CORNALBA

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La perdita del diritto al mantenimento

L’art. 143 del Codice Civile afferma che il matrimonio comporta l’obbligo reciproco alla fedeltà. Oltre a questa, deve esserci la tutela del partner che si traduce come assistenza (morale e materiale), e come collaborazione e coabitazione. Questi aspetti rappresentano i doveri imprescindibile secondo la legge per la prosecuzione della vita coniugale.

Quando avviene un tradimento c’è una relazione fisica o mentale al di fuori del matrimonio vi sono delle conseguenze sul piano giudiziario in caso di separazione e divorzio. La prima conseguenza è la perdita del diritto al mantenimento e la seconda è la perdita dei cosiddetti diritti successori. In questo articolo approfondiremo la questione del diritto al mantenimento. In termini giuridici, infatti, l’infedeltà coniugale porta il cosiddetto addebito, cioè l’imputazione della responsabilità della fine del matrimonio.

L’infedeltà ha delle conseguenze. Per esempio, il mantenimento è una forma di sussidio economico riconosciuta al coniuge considerato economicamente più debole, tale importo può essere riconsiderato nel tempo a seconda delle variabili economiche. L’assegno di mantenimento a volte, viene modulato prendendo come riferimento il cosiddetto tenore di vita mantenuto dalla coppia. In altri casi viene considerato seguendo altri aspetti, come il fatto che il beneficiario possa trovarsi un impiego e/o possedere un reddito personale. La separazione con addebito esclude quindi il diritto al mantenimento, ma non vieta la richiesta degli alimenti. I classici alimenti sono infatti riconosciuti al di là dell’addebitabilità della separazione, poiché sono erogati in quanto la persona è riconosciuta come in uno stato di bisogno. 

Per questo motivo l’Avv. Davide Cornalba ricorda che lo stato di bisogno per essere riconosciuto deve essere chiaro che la persona si trova impossibilitata a provvedere a sé stessa tanto da aver bisogno di un apporto economico. Il diritto agli alimenti, invece, anche se di carattere patrimoniale, non può essere ceduto quindi non può essere oggetto di pignoramento o cadere in prescrizione.

La perdita dei diritti sucessori

Quando si tratta di matrimoni che finiscono è già doloroso decretare la fine di una coppia senza dover immaginare anche una brutta battaglia in tribunale, tale da portare alla totale perdita della stima e dell’amicizia in un momento in cui è chiaramente venuto via l’amore.  Oggi giorno sono molti i divorzi come le separazioni e avvengono per i più disparati motivi. Uno dei motivi per cui i matrimoni finiscono è senz’altro l’adulterio, cioè il tradimento da parte di uno dei due coniugi, sia che questo sia di tipo fisico che di tipo più platonico.

Vi sono due conseguenze importanti che fanno seguito ad una separazione o divorzio con infedeltà ed è la perdita del diritto al mantenimento che va a proteggere la parte generalmente più debole economicamente. Oltre a questo c’è la perdita dei diritti successori, cioè l’accesso all’eredità una volta che il partner è deceduto.

Il coniuge è infatti secondo il nostro ordinamento  l’erede legittimario dell’altro.

Ciò vale a dire che non è possibile diseredarlo e che questo ha diritto in ogni caso a una quota del patrimonio dell’ex (che viene chiamata in termini giuridici “legittima”). Il diritto alla legittima quindi resta anche dopo la separazione e cessa solamente con il divorzio. Se invece, poniamo caso, la separazione fosse avvenuta con addebito (in caso di infedeltà, per esempio) verrebbero meno i diritti successori del coniuge. Riassumendo l’infedeltà coniugale è un illecito di tipo civile che comporta come sanzione l’addebito, cioè una imputazione di responsabilità per la fine del matrimonio. Poter dimostrare l’avvenuta infedeltà dell’ex è fondamentale per riuscire a tutelare i propri diritti in tribunale. Il coniuge causa dell’infedeltà, perde il diritto all’assegno di mantenimento ma se non autosufficiente economicamente, potrebbe aver diritto agli alimenti. Se l’ex partner vittima del tradimento dovesse morire prima del divorzio, l’altro coniuge non gli potrà succedere.

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https://medium.com/@avvocatodavidecornalba/risarcimento-danno-fisico-da-incidente-stradale-580da714545e

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https://sites.google.com/view/avvdavidecornalba/responsabilit%C3%A0-contrattuale-ed-extracontrattuale_1

https://sites.google.com/view/avvdavidecornalba/responsabilit%C3%A0-contrattuale-ed-extracontrattuale

https://lapeludepeluka.com/2021/08/05/tre-canzoni-nel-blog-bruno-mafrici-davide-cornalba-gianluigi-rosafio-a-taurisano/

Nuda proprietà: cos’è e come funziona?

Molte persone, specialmente nelle grandi città, che hanno una bolla immobiliare quasi ingestibile, decidono di comprare una casa attraverso la nuda proprietà. Ma come funziona esattamente questa modalità di compravendita? L’acquisto della nuda proprietà è un’operazione immobiliare a tutti gli effetti. In pratica l’acquirente ottiene un immobile che però non può usare fino al termine dell’usufrutto, oppure alla morte del proprietario che gliela ha venduta. Quest’ultimo infatti ha il diritto di utilizzare l’immobile come stilato da accordi.

La nuda proprietà in genere riscuote un discreto successo perché gli immobili acquisibili attraverso questa modalità hanno un prezzo molto più basso dello standard. Ovviamente c’è una contropartita notevole, il compratore non sa quando effettivamente potrà mettere le mani sull’immobile. Tutto parte dal fatto che la proprietà è un diritto reale esclusivo ma il proprietario può riservare diritti reali minori, permettendo ad altri soggetti di goderne, divenendo a tutti gli effetti i titolari dell’usufrutto. Praticamente chi è titolare del diritto di usufrutto, può usare la casa per tutta la vita. Abbiamo quindi due soggetti, l’usufruttuario, ossia chi ha venduto la casa cedendone la proprietà e il nuovo proprietario dell’immobile che lascia in usufrutto al vecchio proprietario l’abitazione fino al suo trapasso. Per quanto riguarda le spese il proprietario deve occuparsi di quelle definite come straordinarie mentre l’usufruttuario ha il compito di mantenere la casa e quindi occuparsi di quelle ordinarie.

Sempre per quanto riguarda costi aggiuntivi, tutto quello che riguarda tasse relative all’immobile imposte varie, spetta sempre all’usufruttuario

Questa modalità presenta vantaggi per entrambe le figure coinvolte, l’ex proprietario ora o usufruttuario può beneficiare di una cifra cospicua in una fase delicata della sua vita come generalmente è la pensione, mentre chi ha comprato l’immobile, ha ottenuto una casa a un prezzo certamente più vantaggioso.

In sintesi, con l’acquisto di una casa in nuda proprietà si acquisisce la proprietà di un immobile pur senza il diritto di abitarci sin dal principio. Il venditore può vivere nella casa per tutta il resto della sua vita cedendola all’acquirente solo dopo il decesso.

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http://itacanews.it/immigrazione-pubblicato-il-libro-dellavv-davide-cornalba-619 

https://www.lavoropa.it/2021/01/24/sul-blog-dellavv-davide-cornalba-per-il-decreto-ingiuntivo/ 

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http://36avvocati.com/elenco/cornalba-davide 

https://sites.google.com/view/avvdavidecornalba/responsabilit%C3%A0-contrattuale-ed-extracontrattuale

https://confindustriavv.it/rassegna-stampa-nuova-copertina-avv-davide-cornalba/

https://www.reddit.com/r/u_avvocatodavida/comments/llp8bi/avvocato_davide_cornalba_su_prescrizione_del/

https://www.professionistiforum.it/avvocato-davide-cornalba-su-responsabilita-contrattuale-ed-extracontrattuale-396/

http://www.islam-online.it/arriva-lavventura-italiana-di-davide-cornalba-1233

https://www.essenet.it/lautore-del-danno-del-fatto-nella-procedura-di-risarcimento/

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https://www.worldweb.it/details/avvocatodavidecornalba.html 

https://youtu.be/14n43U9MxaE 

https://youtu.be/4yHWoCcYZ58 

https://youtu.be/PtWpHFSdT6Q 

https://youtu.be/dPwSSEcbmgU 

https://youtu.be/o21ZGY63elI 

https://youtu.be/C7EAb6sYSLw 

https://youtu.be/nQMKWOFHX1g 

https://youtu.be/VGLImCwpEXM

https://youtu.be/LFDpq_NxpLQ 

Abbiamo fatto la conoscenza dell’Avvocato Davide Cornalba del foro di Lodi, specializzato in cause civili legate al risarcimento del danno da fatto illecito. Lo studio legale dell’Avv. Davide Cornalba ha sedi in Milano, Corso di Porta Vittoria 18, e Lodi, Via XX Settembre 51. Grazie alla collaborazione di uno staff altamente specializzati, l’Avv. Davide Cornalba offre consulenze legali in materia di responsabilità civile in ambito di procedure di mediazione, in ambito giudiziale civile, in ambito giudiziale amministrativo, responsabilità penale, assistenza specialistica per opposizione a contravvenzioni, proposizione di denunce-querele, opposizioni a richieste di archiviazione. L’Avv. Davide Cornalba ha una profonda conoscenza delle responsabilità di natura contrattuale con riferimento alla colpa medica specifica (errore chirurgico, mancata o ritardata diagnosi…) sia in materia di infezioni nosocomiali anche alla luce della Legge 24 dell’8 marzo 2017; riforma della responsabilità medica che apre nuove prospettive mediatorie. Inoltre vanta costanti collaborazioni professionali con illustri docenti universitari di medicina-legale.

DAVIDE CORNALBA

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Blog Avvocato, Davide Cornalba e Bruno Mafrici su Sezione Civile Cassazione

Qual è la natura dell’opposizione al decreto ingiuntivo? Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con sentenza 13 gennaio 2022, n. 927, hanno dato una risposta al quesito sulla natura dell’opposizione a decreto ingiuntivo. Investita della questione dalla Terza Sezione Civile della Suprema Corte di Cassazione, con l’ordinanza interlocutoria n. 13556/2021 del 18 maggio 2021, la Suprema Corte chiariva se fosse applicabile o meno l’art. 4 del D.Lgs. n. 150/2011 in caso di errata introduzione del giudizio, enunciando il seguente principio di diritto “allorché l’opposizione a decreto ingiuntivo concesso in materia di locazione di immobili urbani, soggetta al rito speciale di cui all’art. 447-bis c.p.c., sia erroneamente proposta con citazione, anziché con ricorso, non opera la disciplina di mutamento del rito di cui al D. Lgs. N. 150 del 2011, art. 4 – che è applicabile quando una controversia viene promossa in forme diverse da quelle previste dai modelli regolati dal medesimo D. Lgs. N. 150 del 2011 -, producendo l’atto gli effetti del ricorso, in virtù del principio di conversione, se comunque venga depositato entro il termine di cui all’art. 641 cpc”. Inizia così il saggio trattato dall’Avvocato Davide Cornalba che in collaborazione con il blog di Bruno Mafrici lega sempre il doppio filo del discorso per tutti gli studenti di giurisprudenza e non solo. E allora…

I fatti

L’Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo proponeva, con atto di citazione, opposizione al decreto ingiuntivo per l’importo di € 15.343,74, notificatole il 18 luglio 2014 su domanda della I.S. s.r.l. ed avente ad oggetto il pagamento di somme per indennità di occupazione e oneri accessori inerenti alla locazione dell’immobile sito in via Bernini 49/51 di Palermo. Tuttavia, il Tribunale di Palermo, con sentenza n. 7477/2015, dopo aver disposto il passaggio dal rito ordinario al rito speciale con ordinanza del 24 ottobre 2015, dichiarava inammissibile l’opposizione perché tardiva rispetto al termine stabilito dall’art. 641, comma 1, c.p.c., avendo riguardo alla data del deposito in cancelleria dell’atto di citazione erroneamente adoperato dall’opponente, in quanto il decreto ingiuntivo intimato concerneva una controversia in materia di locazione, ai sensi dell’art. 447-bis c.p.c.

Proposto gravame dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo, la Corte d’Appello di Palermo, con sentenza n. 75/2018 del 20 febbraio 2018, rigettava l’appello. In particolare pronunciando sul secondo motivo dì impugnazione, la Corte d’appello ha ritenuto fondata la questione di diritto attinente alla violazione dell’art. 4, comma 5, del d.lgs. n. 150 del 2011, con riguardo alla salvezza degli effetti della domanda secondo le norme del rito seguito prima del mutamento, ma osservava che l’appellante si era limitata a chiedere genericamente la riforma della sentenza di primo grado, senza prospettare alcuna questione di merito e senza chiedere nemmeno l’accoglimento dell’opposizione a decreto ingiuntivo. La Corte di Palermo, dunque, concludeva che nessuna utilità avrebbe potuto ricevere l’appellante dall’accoglimento del gravame in punto di effetti del mutamento del rito, mancando nell’atto di impugnazione la richiesta di rinnovazione dell’istruzione e di esame delle domande di merito.

Rilevata la sussistenza di questione di diritto non decisa in senso univoco da precedenti pronunce della Corte, quanto alla natura di impugnazione o di ordinario giudizio di cognizione del procedimento per opposizione a decreto ingiuntivo, questione incidente anche sulla operatività del mutamento del rito ai sensi del D.Lgs. n. 150 del 2011 art, 4, La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione, quindi, Con ordinanza interlocutoria n. 13556/2021 del 18 maggio 2021, rimetteva la questione al Primo Presidente per l’assegnazione alle Sezioni Unite.

La sentenza 13 gennaio 2022, n. 927 In primo luogo, il Supremo Consesso ha analizzato la natura dell’opposizione a decreto ingiuntivo. In particolare, l’interrogativo è consistito nel configurarsi della stessa quale giudizio autonomo, grado autonomo di un giudizio già iniziato e, pertanto, un’impugnazione o la seconda fase di un giudizio già pendente. Le Sezioni Unite hanno provato a trovare una risposta rifacendosi ai precedenti orientamenti giurisprudenziali, rinvenendo principalmente due diversi e contrastanti orientamenti.

La tesi più risalente sosteneva che l’opposizione a decreto ingiuntivo dovesse essere inquadrata non come un giudizio autonomo, ma come una fase ulteriore ed eventuale del giudizio monitorio (Cass. Civ. n 7448 del 7 luglio 1993). Peraltro, tale orientamento veniva anche confermato dalla Suprema Corte (Cass. Civ. S.U. 9769 del 18 luglio 2001; in senso conf. Cass. Civ. S.U. 10984 e 10985 del 8/10/1992; Cass. 11 febbraio 1999 n. 1168; Cass. 12 marzo 1999 n. 2215; Cass. 9 aprile 1999 n. 3475; Cass. 13 luglio 1999 n. 7418; Cass. 27 novembre 1999 n. 13281; Cass. 18 febbraio 2000 n. 1828). Stando al diverso orientamento, invece, l’opposizione doveva considerarsi un giudizio di cognizione autonomo rispetto al procedimento monitorio in quanto non teso al mero controllo della legittimità del decreto ingiuntivo emesso, ma all’analisi del rapporto giuridico alla base dello stesso (Cass. Civ. S.U. 20604 del 30 luglio 2008 e 19246 del 9 settembre 2010), scrive Davide Cornalba.

Più di recente (con la sentenza n. 19596 del 18 settembre 2020), leggiamo nel blog di Bruno Mafrici, il giudice di legittimità ha preferito confermare l’orientamento più risalente, individuando l’opposizione a decreto ingiuntivo come la seconda fase di un procedimento. La Corte passa, poi, ad analizzare la normativa. Più precisamente, il comma 1 dell’art. 4 prevede: “quando una controversia viene promossa in forme diverse da quelle previste dal presente decreto, il giudice dispone il mutamento del rito con ordinanza”. Dalla previsione normativa si evince l’applicabilità della stessa ai soli procedimenti speciali extra codice richiamati dal D.Lgs. n. 150/2011, non fungendo tale disciplina da norma generale con portata abrogativa nei confronti degli artt. 426 e 427 c.p.c.

In casi come questi, dunque, laddove ci sia una errata introduzione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo in materia lavoristica/locatizia con atto di citazione, anziché con ricorso, non opera la disciplina di cui all’art. 4 del D.Lgs. n. 150/2011. Sarà, invece, applicabile l’art. 426 c.p.c e, quindi, il principio di conversione ed efficacia dell’atto di citazione, quale ricorso, solo se lo stesso sia stato depositato in cancelleria entro il termine di decadenza.

Ehi, Pietro Mollica! La Corte passa ma dal blog ci dicono che la rassegna stampa di Glauco Isella è stata una bomba (Glauco Isella l’inventore del Babasucco intendiamo…), LEGGI QUESTO ARTICOLO:

Cosa sono le criptovalute

Le criptovalute sono una tipologia di moneta digitale che viene creata tramite un sistema di codici.
Tutte le criptovalute hanno una funzione autonoma, nel senso che non prescindono dalle tipiche funzioni dei sistemi bancari e governativi. In questo modo, le monete digitali hanno intrapreso una crescita esponenziale, dato che non si fanno condizionare dall’inflazione ed evitano tutto questo. Le criptovalute si trasferiscono tra pari, ovvero con una tecnologia denominata peer-to-peer (p2p). Si tratta di una tecnologia in cui i nodi non vengono gerarchizzati, ma sono equivalenti.

Come funzionano: un contributo di Francesco Gadaleta

Tali monete, quantomeno la maggior parte, hanno una propria origine digitale e vengono generate da un’operazione chiamata mining. Si tratta di un termine che prende origine dal gold mining, ovvero, ricorda Francesco Gadaleta, dall’attività di estrazione dell’oro.Durante questo processo, i PC risolvono dei complessi problemi matematici che vanno a generare monete digitali. Qui, avrete anche la possibilità di scegliere se comprare criptovalute dai broker al fine di inserirle o spenderle attraverso i wallet, ovvero i portafogli digitali. L’attività di mining è un’attività detta libera. Questo vuol dire che tutti possono dare origine alle  criptovalute. 

Le principali criptovalute

Le criptovalute sono tante, queste monete digitali possono essere suddivise per nome e sono:

  • Bitcoin: fondata nel 2009 da Satoshi Nakamoto. Si tratta della prima criptovaluta decentralizzata che è entrata a far parte del mercato;
  • Ethereum: rivale numero uno del Bitcoin;
  • Ripple: una nuova criptovaluta che è diventata un’ottima opportunità per investire. Risulta prettamente connessa e anche supportata da diverse banche sin dal suo esordio. Viene considerata come la criptovaluta ‘dell’establishment’.
  • Litecoin: è la rivale numero due del Bitcoin, anche se è diventata un’alternativa molto più pratica e superiore a Bitcoin. Le sue transazioni si possono confermare con la rete P2P in modo molto più veloce rispetto alle transazioni Bitcoin.

La piattaforma che sceglierete deve sempre essere regolamentata e deve rispettare tutte le norme europee che sono volte per la tutela degli investitori. Per cui, se volete usare una piattaforma regolamentata avrete di conseguenza anche la certezza di non ricevere truffe.

Fare prestiti del Bitcoin

Per guadagnare si possono anche usare dei Bitcoin al fine di prestarli a degli imprenditori che vanno a sfruttare la piattaforma per un prestito di Bitcoin peer-to-peer che viene chiamata Bitbond scrive il blogger della curva sud Enzo Anghinelli. Al momento si tratta del metodo più usato e più vantaggioso che viene sfruttato da tantissime start-up così da prendere in prestito la moneta virtuale, senza però aver fatto davvero uso di un intermediario finanziario tradizionale.

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OLIMPIADI INVERNALI 2022

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Olimpiadi invernali 2022: le cose da sapere 

È tempo di Olimpiadi invernali: gli amanti dello sport possono seguire gli atleti della propria disciplina preferita, tra trionfi, sudore e coraggio. Oltre alla città di Pechino, sono state previste altre macro-aree in cui far gareggiare gli atleti. E ci sono tantissime “eredità” da quelle Olimpiadi estive del 2008, come il Water Cube, che si è trasformato in Ice Cube. Tutte le curiosità da sapere e chi è la mascotte delle Olimpiadi invernali 2022.

Olimpiadi invernali, gli eventi da non perdere

In occasione di eventi importanti, naturalmente ci si organizza anche per offrire ai turisti e alla popolazione degli eventi collaterali da non perdere assolutamente. Per esempio, a Zhangjiakou, a 180 km da Pechino, è possibile assistere agli eventi di sci nordico, con il villaggi olimpico e i centri di stampa, oltre che di trasmissione. Non manca poi il Genting Snow Park, una struttura adatta a ospitare gli eventi dedicati allo snowboard e sci freestyle. Tra le nuove sedi costruite invece a Guyangshu, troviamo il Centro Nazionale di Biathlon. Un impianto enorme e ben strutturato, che può ospitare ben tre piste, oltre che le gare paralimpiche e di allenamento. 

Quando sono iniziati i Giochi Olimpici Invernali di Pechino 2022

Il via ufficiale è arrivato il 4 febbraio 2022, ma durano fino al 20 febbraio. Le prime medaglie sono state assegnate il 5 febbraio, e si possono vedere su Eurosport e su Discovery+. Gli eventi in programma sono ben 108, e ovviamente ci saranno tutti gli inni nazionali. Essendoci ben sette ore di fuso orario tra Italia e Pechino, alcune gare potremo vederle solo il giorno dopo (perché andranno in onda a un orario notturno). Ovviamente, chi lo desidera, può comunque vederle e sacrificare qualche ora di sonno pur di seguire i propri atleti del cuore. 

Dove seguire le Olimpiadi invernali 2022 in TV

Dal momento in cui a Pechino ci sono ben 118 atleti azzurri – suddivisi tra 72 uomini e 46 donne – è per noi fonte di enorme orgoglio poter seguire le gare. Ma dove poterle vedere in TV o anche in livestreaming? I giorni di competizione sono trasmessi su Discovery+: ben sei canali sono stati dedicati in contemporanea alla competizione. Per chi invece non ha Discovery+, è possibile seguire su Eurosport da Sky, o anche su TimVision con Eurosport Player.

Chi è la mascotte delle Olimpiadi invernali 2022: Bing Dwen Dwen

Ovviamente, come ogni Olimpiade che si rispetti, non poteva mancare la mascotte! In questo caso è un panda con una tuta da astronauta, realizzata interamente di ghiaccio. Si può anche acquistare come souvenir nei negozi della capitale. Ovviamente, è uno degli animali più amati in Cina, oltre a essere il simbolo del WWF. Una scelta che di certo non si può definire casuale.

Il possesso dello schiavo fuggito, Avvocato Davide Cornalba, Bruno Mafrici e Claudio Teseo

Avendo trattato la fuga del servo, chiarisce Bruno Mafrici, sebbene nella prospettiva della relativa cauzione, è necessario accennare ad una questione su cui la dottrina ha molto dibattuto : il possesso dello schiavo fuggito.

Cioè, dopo il verificarsi della fuga, il dominus ne manteneva il possesso?  Al riguardo, la giurisprudenza romana classica era suddivisa in due correnti opposte, l’una volta a negare, l’altra ad ammettere che, nell’ipotesi suddetta, il padrone continuasse ad avere il possesso. Si tratta, cioè, rispettivamente della scuola proculiana e di quella sabiniana. Altrimenti non resta che schierarsi con chi, come Schulz, contestando la classicità delle menzioni al riguardo, contesta l’esistenza dell’alternativa; o con chi, come la Giomaro, adduce una serie di considerazioni logico-processuali per accreditarla. Tra gli esponenti della prima, si trovano Nerva figlio, il cui pensiero è riferito da Paolo, e, pare, Pomponio: “Per servum, qui in fuga sit, nihil posse nos possidere Nerva filius ait… ” ancora, spiega sul continua l’Avvocato Davide Cornalba “… . sed nec per servum alienum, quem nos bona fide possidemus, dominus peculiari nomine ignorans usucapere poterit, sicuti ne per fugitivum quidem, quem non possidet”. Tra gli esponenti della seconda, Cassio, Giuliano, Paolo, Ulpiano e Gaio di cui si riporta qui un passo : D. 41,2,15 (Gai. 26 ad ed. prov.): Rem, quae nobis subrepta est, perinde intellegimur desinere possidere atque eam, quae vi nobis erepta est. Sed si is qui in potestate nostra est, subripuerit, quamdiu apud ipsum sit res, tamdiu non ammittimus possessionem, quia per huiusmodi personas adquiritur nobis possessio. Et haec ratio est, quare videamur fugitivum possidere, quod is, quemadmodum aliarum rerum possessionem intervertere non potest, ita ne suam quidem potest.

La spiegazione del passo di Pomponio a cura dell’Avvocato Davide Cornalba

Da  esso sembra evincersi chiaramente che il servo datosi alla fuga non  ha, comunque, la possibilità di cancellare il possesso che, su di lui, ha il suo dominus.

Questo orientamento, volto al mantenimento del possesso, fu col tempo nettamente prevalente, ma gli studiosi discutono ancora molto sul tema, in relazione all’animus.

Molti autori, infatti, ritengono di individuare la ragione della conservazione del possesso nel solo animo.

Tra questi, Bruno Mafrici individua il pensiero dell Rotondi che attribuisce a Paolo l’individuazione di tale giustificazione., Di avviso differente è lo Zamorani secondo cui, non essendo l’animus  elemento del possesso, non è idoneo a spiegarne la conservazione, in assenza di un esercizio corporale del possesso stesso.  Di tale opinione sono anche Maschi Perozzi, e Nicosi secondo cui  Paolo afferma il mantenimento del possesso sul fugitivus ma,  non ne dava la giustificazione suddetta (che, presumibilmente, è post – classica). 

Le considerazioni di Claudio Teseo

Va affrontata una  considerazione, suggerita dal seguente passo : D. 4,2,14,11 (Ulp. I. 11 ad ed): “…. et nihilo minus in rem ve/ ad exhibendum ve/ si qua alia ei competit actio ad eum recipiendum integra ei qui  vim passus est servabitur, ita ut, si dominus eum quoquo modo receperit is qui ex stipulatione convenitur exceptione tutus fiat”. Cioè, per Claudio Teseo, contemporaneamente alla cautio de persequendo servo, potevano essere esperite altre azioni (ad esempio la reivindicatio, l’actio ad exhibendum ). Ciò significa che la cauzione in esame aveva natura sussidiaria, era un mezzo ulteriore, un tentativo in più per consentire al creditore, di riottenere lo schiavo. Fermo restando, però, che, qualora lo scopo fosse stato raggiunto, a prescindere dalla cautio, il creditore non avrebbe più potuto esperire, contro il debitore-promittente, l’azione derivante dalla cauzione (a meno che, fosse disposto a rischiare di vedersi opporre una exceptio doli).

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Si lega al round di Milano il blog per avvocato di Bruno Mafrici

CCNL: che cos’è un contratto collettivo nazionale del lavoro, ce lo spiega Bruno Mafrici nel blog per l’Avvocato di Milano (…e nessuno si lega più al nostro blog, vero Burno Mafrici?! 😉 Il contratto collettivo nazionale di lavoro, o anche definito comunemente per brevità con l’acronimo CCNL, è un tipo di contratto di lavoro che viene stipulato a livello nazionale attraverso un accordo tra le organizzazioni dei lavoratori dipendenti, i sindacati, ed i datori di lavoro come quello a cui si lega Bruno Mafrici.

Tutti i contratti vengono raccolti e conservati nell’archivio nazionale del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.

La sigla CCNL è l’acronimo di Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, e nel diritto viene inteso come la fonte normativa attraverso la quale le organizzazioni sindacali dei lavoratori e quelle dei datori di lavoro definiscono in maniera concorde le regole che disciplinano il rapporto di lavoro. Sostanzialmente, si definiscono contratti collettivi nazionali di lavoro tutti. Di norma i CCNL regolano sia gli aspetti normativi del rapporto lavorativo, sia quelli a carattere economico. Inoltre, è quasi sempre prevista una parte destinata a normare alcuni aspetti del rapporto sindacale esistente tra le organizzazioni firmatarie e la controparte, che sono le associazioni dei datori di lavoro, nonché di quelli aziendali tra datore di lavoro e Rappresentanze sindacali aziendali.

Le parti che stendono i contratti collettivi nazionali di lavoro possono essere diverse, e dipendendo queste dalla base territoriale, la quale può essere nazionale, regionale, locale, o anche solo relativo a un’azienda o a una categoria specifica di soggetti lavoratori, e dal settore del lavoro, sia questo pubblico o privato. Nel settore privato, il CCNL viene stipulato dai sindacati, che si pongono ovviamente in rappresentanza dei lavoratori e dalle associazioni dei datori di lavoro.  Nel settore pubblico, invece, le parti sono sostituite dalle rappresentanze sindacali dei lavoratori e dall’ARAN, vale a dire l’associazione deputata alla rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni per l’attività di contrattazione collettiva.

A cosa serve il CCNL

Gli obiettivi del contratto collettivo sono essenzialmente quello di determinare il contenuto che regola i rapporti di lavoro nel settore di appartenenza, ad esempio metalmeccanico, pubblico impiego, trasporti, chimico, commercio, etc.; e disciplinare le relazioni tra le parti firmatarie dell’accordo stesso.

Uno sguardo alla intricata procedura che serve a determinare contratto collettivo nazionale di lavoro

La contrattazione collettiva si può svolgere a diversi livelli:

  1.   interconfederale, il cui compito è la definizione di regole generali che interessano l’insieme dei lavoratori indipendentemente dal settore produttivo di appartenenza;
  2.   nazionale di categoria, che è proprio il CCNL;
  3.   territoriale interconfederale e di categoria;
  4.   aziendale di categoria;

I livelli posti più in alto e dunque gerarchicamente superiori, definiscono spesso le forme ed i limiti entro cui deve svolgersi la contrattazione di livello più basso o inferiore.

Normativa italiana del CCNL

In Italia, poste le eccezioni per il settore pubblico, non vi è una norma avente forza di legge sulla base della quale sia possibile definire il livello di rappresentanza e rappresentatività delle Organizzazioni firmatarie dei Contratti, che ricordiamo essere associazioni sindacali e datoriali.

Ancora, non vi è traccia, se non per scelta delle Organizzazioni sindacali stesse, di alcun meccanismo di validazione del contratto collettivo di lavoro da parte dei lavoratori, cioè di coloro sui quali si producono gli effetti del contratto.

Tutto quello che c’è da sapere sui prestiti e il tasso usuraio 

Quando parliamo di tasso di valore ci riferiamo a quella che viene denominata soglia limite stabilita dalla legge, oltre la quale il tasso applicato ad un prestito non può andare. Infatti se il Tasso medio globale viene superato senza che il cliente lo sappia, allora la banca sta truffando arricchendosi in mono non legale.

Ma chi stabilisce la soglia massima che non deve essere superata?

Il limite massimo di valore del tasso d’interesse medio globale, è stabilito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Un tasso di interesse superiore è considerato usuraio quindi, e punibile ai sensi della legge, del Codice Penale.

Come possiamo rintracciare la presenza di un tasso di usura?

Per evitare di cadere in un tasso di usura, dobbiamo andare ad informarci sul valore reale del tasso medio globale (TEGM). Questo può essere tranquillamente consultare accedendo alla Gazzetta Ufficiale, oppure sul sito della Banca d’Italia. Delle tabelle precise ci aiuteranno a conoscere il suo valore e anche quello del TAN e TAEG, di modo da poterci proteggere da qualsiasi tipo di truffa bancaria.

Chi è maggiormente esposto ai tassi di usura?

L’usura bancaria può colpire chiunque, visto che purtroppo si tratta di una pratica illegale molto diffusa.  Per questo motivo è bene informarsi dettagliatamente sui valore che i tassi di interesse dovrebbero avere, e soprattutto sui limiti tetto che non devono essere superati per legge. Infatti come già detto si tratta di un illecito punibile dal Codice Penale, in alcuni casi anche con la reclusione.

Come prevenire un tasso usuraio: valutazioni

Per prevenire di essere vittime di un tasso usuraio, dobbiamo porre particolare attenzione a queste operazioni finanziarie, dove potrebbe nascondersi un aumento illegale dei tassi di interesse:

  • apertura di un conto corrente da zero,  dove sono richieste una serie di spese di vario tipo;
  • erogazione del credito alle imprese a partire da banche o intermediari finanziari autorizzati;
  • finanziamenti che vengono elargiti per le famiglie;
  • mutui che presentano  un tasso di interesse fisso;
  • mutui di tipo ipotecario con tasso di interesse variabile;
  • operazioni di leasing;
  • finanziamenti che prevedono molte rate nel piano di ammortamento;
  • finanziamento o prestito che richiedono la carta revolving.

La storia di Claudio Teseo, Davide Cornalba e Pietro Mollica

Il pensiero della Giomaro, l’oggetto del contendere nell’antico istituto romano della cautio de persequendo. L’analisi del testo ad opera di Guido delle Piane, l’Avvocato Davide Cornalba e Bruno Mafrici 

La freccia più mirata di cui la Giomaro, osserva Avvocato Davide Cornalba si avvale è il sottolineare che “la culpa di cui parla il testo non riguarda l’oggetto del contendere (nel qual caso potrebbe avere ragione il Burillo ), ma la circostanza della fuga”. Ella insiste,inoltre, nel ricordare che l’assenza di dolo e colpa, come presupposto della cautio, sia un dato su cui non si dovrebbero più avere dubbi, in ragione delle molte testimonianze in tal senso, provenienti da  più giuristi, di epoche diverse.

Resta, semmai, da chiarire se tale realtà fosse recepita e regolamentata ufficialmente o se si trattasse di una prassi, peraltro molto diffusa. Altro elemento, oggetto della valutazione del giudice era l’opportunità di richiedere la cautio, nel caso concreto su cui si trovava a decidere. Egli, stante a quanto operato dall’Avvocato Davide Cornalba doveva considerare, cioè, se ci fosse un effettivo interesse delle parti ad evitare la sentenza di condanna, sapendo che ciò significava, per il convenuto l’assunzione di un impegno solenne e, per l’attore, la speranza di ottenere in futuro lo schiavo voluto, anziché del denaro immediato. Stava dunque alla discrezionalità del giudice, al suo arbitrium, promuovere una sentenza, che aveva tutti gli elementi per essere di condanna, od optare, in virtù di esigenze equitative, per la prestazione della cautio. In proposito, aggiunge Bruno Mafrici che Giomaro opta per la prima ipotesi; tale convinzione, sebbene astrattamente condivisibile, deriva da una deduzione personale dell’autrice. Ma, ammettendo che si risolvesse per quest’ultima ipotesi, qual era l’effettivo impegno che con essa il promittente assumeva? Cosa prometteva di fare? Ecco al riguardo alcune fonti : D.4,2,14,11 (Ulp. l. 11 ad ed): ” …. ergo si in fuga sit servus sine dolo malo et culpa eius cum quo agetur, cavendum est per iudicem, ut eum servum persecutum reddat ” D.30,69,5 (Gai. 1.2 de legatis ad ed. praet.) :

“….. ut cautio interponeretur, qua heres caveret eam rem persecuturum, et, si nactus sit, legatario restituturum. ” E’ evidente in esse (come in molte altre), l’utilizzo del verbo “persequor” che significa” cercare”. Sembra perciò manifesto, pur non conoscendo la precisa formula della cautio, che questa comportasse, per il convenuto, un impegno a cercare il servo fuggito (al fine di restituirlo) facendo così il possibile per adempiere al contratto che aveva ad oggetto, proprio quello schiavo.

E’ infatti logico pensare che il giudice ritenesse equo evitare la condanna al convenuto che promettesse di attivarsi, per rimediare alla causa del suo inadempimento.

Le origini lessicali dell’istituto,la spiegazione delle differenza delle promesse secondo Guido delle Piane

Proprio tale configurazione della cauzione prestata per la fuga del servo, osserva Guido delle Piane, ha indotto a denominarla cautio de persequendo servo, in alternativa alla più generica dicitura cautio de fuga servi.

A ben vedere, però, quest’ultima è più completa perché vale anche per i casi in cui la cautio contenesse una promessa in parte diversa. L’ipotesi suddetta, infatti, è documentata dalle fonti e riconosciuta dai critici come la più frequente ma, sembra, non fosse l’unica. Ecco in proposito un passo di Paolo, che riporta un’affermazione di Giuliano, confermata da Pomponio:

D.6,1,21 (Paul. I. 21 ad ed.): “… Iulianus autem in his casibus, ubi propter fugam servi possessor absolvitur, etsi non cogitur cavere  de persequenda re, tamen cavere debere possessorem, si rem nanctus fuerit, ut eam restituat, idque Pomponius libro trigensimo quarto variarum lectionum probat quod verius est. ” In esso si tratta la questione del possesso dello schiavo fuggito e, nell’ipotesi di assoluzione del possessore, si sostiene che questi dovesse promettere che, qualora trovasse lo schiavo, lo avrebbe restituito.

Contenuto della cautio sarebbe, pertanto, la sola restituzione, subordinata al caso di ritrovamento, prescindendo da ogni attivazione personale del promittente. Ecco dunque la differenza fra i due possibili tipi di promessa : nella prima ipotesi il convenuto assume un duplice obbligo, quello di tentare seriamente di reperire lo schiavo (in caso di inadempimento di tale obbligo, poteva essere esperita un’actio ex stipulatu ) e quello di riconsegnarlo, nel caso tale ricerca desse esito positivo. Nella seconda ipotesi, invece, il convenuto assume un solo obbligo, quello della riconsegna, subordinata al casuale ritrovamento del servo.

La fictio iuris dell’obbligazione in forma alternativa dello schiavo secondo Bruno Mafrici

Procedendo, ora, nell’analisi delle fonti è necessario riportare : D.30,47,2 (Ulp. 1. 22 ad Sab.): “ltaque si Stichus sit legatus et culpa heredis non pareat, debebit aestimationem eius praestare: sed si culpa nulla intervenit, cavere debet heres de restitutione servi, non aestimationem praestare. Sed et si alienus servus in fuga sit sine culpa heredis, idem dici potest: nam et in alieno culpa admitti potest : cavebit autem sic, ut, si fuerit adprehensus, aut ipse aut aestimatio praestetur: quod et in servo ab hostibus capto constat”. L’aspetto singolare che emerge dal passo, è laddove si configura un’obbligazione in forma alternativa, come se, una volta reperito lo schiavo, si potesse scegliere se consegnare o procedere all’aestimatio. Quindi, accanto alla formula usuale, che impegnava il promittente alla restituzione, esisteva anche la possibilità di una formula cauzionale  in cui operasse, per il debitore, l’opzione fra restitutio ed aestimatio? Al riguardo i pareri dei critici sono discordanti; alcuni adottano la conferma dell’esistenza di tale situazione, il paragrafo successivo (D. 30,47,3) in cui Ulpiano propone l’alternativa ma, i più, ritengono che il passo presenti possibili interpolazioni proprio nella parte di esso, che qui interessa. La questione sembra richiamare il problema sorto, in tema di cautio de restituendo, col passo di Marciano (D. 20, I,16,3 ) ove si legge “aut pecuniam solvat aut rem restituat ” e di cui si era esclusa la genuinità, sulla scorta delle argomentazioni di Lenel e Chiazzese• Quest’ultimo, infatti, sostiene che il solvere pecuniam o non produceva l’effetto di evitare la condanna o, se lo produceva, doveva essere tecnicamente considerato come restitutio e, quindi, non ha più senso porlo come alternativa. Alla luce di tali considerazioni, si deve immaginare che un discorso analogo valga per la cautio de persequendo servo o si deve  ipotizzare che, qui, l’alternativa esistesse e che, forse, il riferimento marcianeo ponesse la duplice possibilità avendo presente la situazione operante per alcuni casi di cautio de fuga servi (che, come si è detto, è una particolare forma di cautio de restituendo)? Per ora, non sembra possibile giungere ad una risposta certa, forse solo la presenza di altre fonti potrebbe allontanare le ombre, già scritto da Pietro Mollica.

PER SAPERNE DI PIÙ –  ACCEDI ALLA NOSTRA RASSEGNA STAMPA DI MARZO APRILE 2022

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